Tutti pazzi per twitter (tranne me)

buddyicondi A.Bettanini
 

 

Twitter ti guarda dall’alto dei suoi 500 milioni di utenti. Logico che la mia generazione, che arranca in una perenne rincorsa delle tecnologie, gli debba portare rispetto. La storia e la leggenda poi lo vogliono figlio di un lungo brainstorming che trovate in nota*. Twitter vale 8,4 miliardi di dollari. Avversario di facebook, più semplice e immediato, batte i media tradizionali nel dare le notizie. Tanto che gli esperti di crisis management ne studiano le potenzialità perché come efficacemente sintetizza una partecipante al forum di IABCEME**, proprio in un tweet“Social media becomes the problem AND the solution! #crisismanagement”.Social network, Twitter vive di una comunità di seguaci (followers). I suoi brevi messaggi portano uno o più hashtag: il simbolo cancelletto (#) che precede parole o frasi e consente al popolo di twitter di taggare i micro messaggi. Qui la differenza tra uno short message service e un tweet e che  lo rende appunto social. Perché in questo modo lo contestualizza e cataloga: non basta infatti essere, entrare in relazione. È necessario essere riconosciuti in modo verticale. L’etichettamento, anche riguardante questioni emergenti, porterà altre persone a partecipare alla discussione, fino a farla diventare un trending topics. Twitter incoraggia al protagonismo, a sentirsi sul mercato, essere accattivanti per condividere, andare a caccia di clienti, costruire una rete (con sito, blog) dove molti si impiglino. E tutto questo nonostante abbia un suo galateo. Fatto di  almeno “15 TWETIQUETTE (Twitter Netiquette) RULES YOU MUST KNOW”. Molti tweet sono completamente inutili, a volte un poco patetici. Sono la quarta fila di un evento e sembrano voler dire: “C’ero anch’io!”, in questo facendoci rimpiangere la buona educazione che insegnava a ognuno “a stare al posto suo”. E anche a tacere. Altri sono arroganti. E quanto ignoranti! Specie nelle risposte ai politici, ancora alle prime armi col mezzo: usano la loro appartenenza-alfabetizzazione tecnologica come un “noi” razzista che non sopporta l’intruso. E lanciano insulti, che noi immaginiamo-speriamo siano almeno terapeutici del livore e dell’invidia sociale, sotto la copertura di un avatar de plume. Twitter è entrato infatti nei palazzi della nostra politica (leggete qui: ”Di Bersani, Casini, Alfano: La Politica è momentaneamente assente. Dirige il maestro Giorgio Napolitano. Canta: Mario Monti. #Sanremo). Un’inchiesta recente di Marco Gambaro e Riccardo Puglisi rivela come 304 deputati su 629, con una progressiva crescita a partire dall’ultimo trimestre 2011, abbiano un account twitter. L’Udc vanta la percentuale più alta di account (60%), mentre i deputati Pd sono quelli che fanno un uso più intenso del mezzo: un tweet al giorno per ogni deputato. Vendola, De Magistris, Bersani sono ai primi tre posti. Alfano ha lanciato la Political Digital Academy.La forza di Twitter risiede nella disintermediazione. Perché quel che si muove in rete, con tutta la bassa qualità informativa che comporta, elude i sistemi tradizionali e professionali dell’informazione, sia mediatici sia letterari. E tuttavia secondo Jennifer Blanchard è scuola di scrittura obbligando a sapere esattamente cosa dire e come dirlo nel minor tempo possibile. A ricercare nuove parole, a ri-scrivere e fare dunque editing. C’è chi parla di scrittura come azione, di creatività connettiva. C’è chi infine, pur criticando la tendenza “bacio perugina” all’uso di citazioni vetuste e fruste (Flaiano, Kraus, Longanesi), vera e propria killer application dell’aforisma, scopre in twitter (su tutti Samanthifera) la prospettiva di un nuovo paradigma aforistico, una nuova metamorfosi. Certo twitter è il format di una nuova scrittura. Sempre più distante però dall’argomentare e dal persuadere, due pilastri di una democrazia liberale.
* «Cinque anni fa abbiamo iniziato a programmare twitter (abbreviato in twttr). Otto giorni dopo abbiamo inviato il primo tweet». Parole di Jack Dorsey, sviluppatore software e fondatore con Evan Williams e Biz Stone di questo famoso social network. Era marzo del 2006. Avevano già costruito una piattaforma per blog e per podcast. Il nome originale era twttr, nome ispirato all’allora già fortunato Flickr ed ai 5 caratteri di lunghezza dei numeri brevi per l’invio degli SMS negli USA. Twttr , senza vocali: dalla parola inglese twitter “cinguettio”. Come spiega Dorsey, è facile da digitare con i tasti del cellulare 8-9-8-8-7 corrispondenti alle lettere t-w-t-t-r
A twitter i tre arrivano per disperazione. Il loro progetto – una piattaforma di creazione e gestione dei podcast dal funzionamento molto simile a quello di una casella vocale – viene infatti solato dal lancio del primo iPhone di Apple e lo spettro del fallimento di Odeo, la loro società, accende la lampadina di un servizio che permetta a un individuo di comunicare con un ristretto numero di persone attraverso degli SMS. È il 21 marzo:”just setting up my twttr”.
Servizio gratuito di rete sociale e microblogging twitter offre agli utenti una pagina personale aggiornabile con messaggi di testo dalla lunghezza massima di 140 caratteri. Gli aggiornamenti possono essere effettuati attraverso il sito, via SMS, posta elettronica, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh. Gli aggiornamenti sono mostrati istantaneamente nella pagina di profilo dell’utente e comunicati agli utenti che si sono registrati per riceverli. È anche possibile limitare la visibilità dei propri messaggi oppure renderli visibili a chiunque.
** The International Association of Business Communicators (IABC) Europe & Middle East (=IABC EME). È un network non-profit che riunisce più di 16,000 professionisti della comunicazione in tutto il mondo.

Lascia un commento






+ 2 = 10