Spending Review e comunicazione: un’occasione mancata
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Si è scritto molto rispetto al provvedimento relativo allo spending review, vale a dire ai criteri adatti a tenere sotto controllo la spesa della Pubblica Amministrazione. In particolare più che sui modi per intervenire sulle anomalie del sistema italiano l’opinione pubblica si è a lungo soffermata sulla chiamata a scovare le sacche e i casi di spreco e a denunciarle al Governo mediante l’utilizzo delle vie di internet. Il successo è stato enorme e palazzo Chigi ha dovuto annotare una corrispondenza con più di novantamila cittadini e partecipanti ad organizzazioni sociali e territoriali che hanno dato suggerimenti e indicato anomalie. Pur tenendo conto che il 6% delle denuncie era ripetitiva e indicava la presenza di una mano organizzata il Presidente Monti e il suo Governo non possono che essere soddisfatti del risultato ottenuto. Tanto soddisfatti da oscurare il senso e il peso del provvedimento adottato e da far pensare alle malelingue che si trattasse solo di propaganda. Noi che guardiamo le cose in modo disincantato e dal punto di vista della comunicazione non siamo altrettanto soddisfatti. Non siamo soddisfatti perché si è persa una ulteriore occasione per rettificare la nostra prassi comunicativa in chiave di una migliore rappresentazione della democrazia e di un più sapiente utilizzo della tecnologia della rete. E vogliamo essere chiari il più possibile.
In particolare:
A fronte di una spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è di circa 295 miliardi di euro , il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi, per l’anno 2012, più o meno il 2% della cifra ipotizzata. Perché allora, a fronte di una ipotesi così debole Palazzo Chigi ha scelto la partecipazione online anche per l’adozione della spending review ? È lo stesso Governo che afferma che la sezione web dedicata a questo problema – ha lo scopo di illustrare la spending review, quanto è stato fatto finora e i progressi che si attendono per i prossimi mesi. Mentre tutti i cittadini, attraverso il modulo “Esprimi la tua opinione”, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”. E i cittadini diligentemente hanno espresso la loro opinione, ma governare è un’altra cosa che esprimere un’opinione. E in un sistema democratico rappresentativo governare vuole dire esercitare il potere attraverso la delega e riconoscersi nelle scelte che vengono fatte anche assumendosi responsabilità e sacrifici. Va da sé e non ha bisogno di dimostrazione che la tecnologia digitale non darà nessun incremento di potere al cittadino volenteroso che in buona fede avrà dato un aiuto alla diagnosi della situazione da sanare. Nessuno infatti gli farà sapere in quale dei cinque punti è servita la sua osservazione. Inoltre la tecnologia digitale che ha come prerogativa la partecipazione e la interattività non ha avuto nessuna possibilità di eliminare l’immagine e l’esercizio di un potere che vede sempre un re e un suddito. La partecipazione alle scelte di democrazia territoriale risulta avvilita da una gestione di informazioni centralizzate che non tengono conto di storia, organizzazione e vocazione delle comunità locali. Infine e cosa non da poco si è persa l’occasione, non tanto per far presente che altri strumenti telematici erano a disposizione da tempo per questa partecipazione, ma che strumenti istituzionalizzati e pensati alla scopo di un miglioramento reale della comunicazione tra cittadino e amministrazione sono stati per l’ennesima volta avviliti e non valorizzati. Ci riferiamo in particolare agli URP, questo brutto nome fantasioso che cela uno delle utopie più belle di una democrazia partecipata: La legge 150 del 2000, nel riaffermare i principi generali espressi con il d.lgs. n°29/93, assegna all’URP le funzioni di:
Rimane in ogni caso il dato inequivocabile della risposta del popolo della rete alla chiamata di aiuto e di partecipazione lanciata dal Governo e questo è stato positivo, come sarà positivo qualche giorno dopo l’intervento a favore dei terremotati dell’Emilia. Il Presidente Monti sa che il popolo della rete Imparerà sempre di più e meglio la grammatica e la sintassi della comunicazione digitale ma non può dimenticare che a fronte di questo impegno urge un intervento pedagogico umile quanto efficace per fare crescere la consapevolezza nella nostra classe dirigente sia pubblica che privata di cosa vuole dire un corretto utilizzo della rete per un vero esercizio di democrazia partecipata e rappresentativa. |


