Diocesi o Business Unit? Consolidato del Bene!

follonidi G.G. Folloni

 

 

Prendiamo il caso pratico di una Diocesi che per dimensione  rappresenta la media delle Diocesi che i Vescovi gestiscono in Italia: la Diocesi di Acqui Terme(AL), da oltre 10 anni gestita da Mons. Pier Giorgio Micchiardi. Questa Diocesi ha un territorio vasto che entra nelle province confinanti di Savona, Asti, Genova, ha una testata locale “L’Ancora” molto letta, un vasto patrimonio immobiliare,esito di lasciti dei fedeli riconoscenti per le attività caritatevoli, una nuova “fabbrica del bene”, il Ricre, costata oltre Euro 6milioni che ospiterà giovani famiglie, si curerà dell’integrazione con le altre culture, assisterà il disagio. Così pare una fotografia ordinaria di una diocesi qualunque ma cosa è successo? Il Vescovo ha deciso di portare l’innovazione trai suoi parroci costringendoli alla trasparenza. Come?Ad esempio, con il supporto di un Consiglio economico, composto da esperti laici, ha scoperto che la Diocesi è tra le “Aziende” più importanti del territorio. Mancava e ha imposto l’albo fornitori a rotazione e a pagamento per consentire a tutti di concorrere e per rompere la brutta consuetudine di un monopolio che si era costituito con troppo pochi pseudo-benefattori che, senza un direttore dei lavori a controllarli, si vedevano affidate ristrutturazioni dai parroci e dall’Istituto Sostentamento per il Clero in cambio di terreni che poi , come in via Gluck a Milano, diventavano edificabili. Mons. Micchiardi ha misurato la credibilità della Diocesi e visto che è a secco da anni di donazioni ha detto basta.  Cosi ha superato le resistenze e consegnato le lettere ai parroci per richiamarli a preferire la trasparenza e a puntare alla credibilità. Ogni Diocesi ha poi l’Istituto per il Sostentamento per il Clero, la Casa del Clero, la Caritas e ad Acqui Terme un grande seminario. Pensate manca un unico bilancio ed un unico estratto conto. Portare in bolla la situazione è stata la risposta normale: istituzione della tesoreria unica perché i beni affidati alla Chiesa dai Fedeli servono per produrre bene e non per pagare, in prevalenza, le parcelle dei professionisti e delle imprese edili. Una rivoluzione che Mons. Micchiardi, tanto esile tanto deciso, guida aprendo ai giovani e ai fedeli. In pratica Mons. Micchiardi ha inventato il consolidato de bene. In fondo ai preti non è chiesto di appalti ma solo di essere credibili per i fedeli. Questa è la rivoluzione!

 

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