Economia digitale, note di una nuova geografia

di Gian Guido Folloni

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Il planisfero cosi come noi lo conosciamo mostra tutte le terre e i continenti, nella visione che pone l’Italia e l’Europa al centro. E’ bene considerare che il mondo possa essere guardato da altri punti di vista e secondo altre centralità. Poniamoci, ad esempio, dal punto di vista della Cina. Fin dall’origine della sua storia millenaria il Celeste impero si considera il cuore del mondo. Se mettiamo Pechino al centro, l’Europa appare una propaggine a occidente e il continente americano sta in oriente, con l’Alaska che si avvicina fin quasi a connettersi. Ancora diversa è la visione americana, che vede il nord e il sud di questo continente nel bel mezzo dei due grandi oceani.
Mentre mutano, e in fretta, gli equilibri economici e politici è necessario considerare tutte queste diverse visuali, liberi dai vecchi schemi di Oriente e Occidente, frutto delle guerre del secolo passato.

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Tassare Google? Meglio l’alleanza Stato-Ott

“Solo in questo modo si potrà dare una spinta all’economia digitale del Paese”

di Pier Domenico Garrone, ilcomunicatoreitaliano.it

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Ci pare sia giunto il momento di intervenire con determinazione. Citiamo tutti Google per semplificare le Ott. Alibi e successo migliore agli azionisti  di  Google  non  era  possibile  augurare. Proviamo  a  resettare  e  a ripartire  dalla  domanda base. Perché  l’Italia  deve  tassare  Google  ma soprattutto perché tassare? La logica giusta della tassazione, vigente ma del ’900 , è ancorata al sano equo principio della partecipazione ai costi sociali dello Stato, dal welfare alle infrastrutture, per la sua funzione terza e di imparziale  regolatore  votato  a  combattere  la  marginalizzazione  come riportato , ad esempio, nel contratto di servizio con Telecom e con la Rai.

Hal Varian (Chief Economist at Google, Professore Emerito presso l’Università di Berkeley) nel recente incontro Astrid ha rappresentato, in un dibattito sulla regolazione dei mercati, sistema fiscale, il valore sociale dei modelli di business che producono servizi digitali di interesse generale tanto da renderli indispensabili nella vita professionale e personale e a costo zero se non minimo per il Cittadino(?). Vero è che le norme le deve scrivere lo Stato come la dottrina ricorda, ma altrettanto vero è che esiste un tempo limite oltre il quale lo Stato quando non decide rischia di essere percepito complice e corrotto e si crea una iniquità o peggio una manifesta ingiustizia che  oggi  si  misura  nei  quotidiani  fallimenti  delle  aziende  italiane  non agevolate nella conversione digitale delle competenze , dei propri modelli di business, nella migrazione all’estero non solo della “autorizzata” Fca ma purtroppo di generazioni di cittadini in cerca di luoghi sereni dove poter cimentare il proprio talento, dove poter rischiare senza la paura di una arretrata e penalizzante Centrale Rischi della Banca d’Italia. Un impatto nella libertà di informazione è    il differente trattamento fiscale nella raccolta pubblicitaria tra i media.

L’intuizione  del  prof. Franco  Bassanini di portare con il dibattito aperto in Astrid “a specchio” la situazione ci impone , come è il tratto de Il Comunicatore Italiano, di giungere ad una praticabile , concreta proposta alternativa. La  nostra  proposta,  aperta  sempre,  nasce  dall’obiettivo  di  evidenziare  il fattore “Tempo” che sta fatturando in Italia, come ricorda da oltre 10 anni qualsiasi  rilevazione  Ocse/Onu/Ue,  fallimenti  digitali  più  che  Crescita sociale .

L’economia digitale ha introdotto la vantaggiosa condizione “zero confini ” , la  web  reputation  quale  oggettivo  rating sociale  del  sistema  mercato evolutosi in sistema partecipativo, modelli economici e finanziari pensati per includere  e valorizzare  applicazioni  per  la  soddisfazione  dei  nuovi comportamenti sociali o meglio degli attuali emergenti comportamenti sociali. Lo Stato Italia non ha risorse per assolvere adeguatamente al dovere del  diritto  di  ogni Cittadino,  ovunque  risieda,  di  essere  incluso  nella Crescita  Digitale  e  ha  reiterati  sbandamenti  strategici  come  la storia dell’Agenzia Digitale riprova. Inoltre la rottamazione e le ruspe non hanno scalfito una burocrazia diametralmente opposta all’esigenza competitiva .

Due esempi concreti del Pubblico dai Territori che dovrebbe dimostrare più vicinanza alla domanda digitale del Cittadino. Ad Alessandria , l’Amministrazione Provinciale aveva affidato alla società Energia & Territorio il  progetto  di  infrastrutturazione  per  la  banda  larga. Risultato:  fallita.  A Verona, invece, il documento “Cottarelli” del Governo riporta a triste evidenza l’esistenza di una altra azienda che avrebbe dovuto godere del vantaggio competitivo nell’epoca della Crescita Digitale, il Gruppo Infracom s.p.a., che,per ora, ha il solo record di cambio amministratori delegati , 6 in quasi 6 anni.

Esempi a partecipazione pubblica che i dati di Mercato provano non aver rappresentato modelli di riferimento, pur dotati di infrastrutture e risorse, per la crescita sociale ed economica dei rispettivi Territori dove le imprese sono state  costrette  a  trovare  altrove  soluzioni  ,  prodotti  ,  competenze  per  la propria  domanda  di  competitività. Vedi,  sempre  a  Verona,  la  crisi tecnologica che ha colpito il settore termomeccanica per assenza di un interlocutore competente ad aiutare la trasformazione dei prodotti da proporre nel mercato dell’internet delle cose. Manca l’Industria Digitale Italiana.

Ampiamente superato il tempo di attesa, viste le prove negative di tassazione in Francia ed in altri Paesi, proponiamo di abbandonare la visione della tassazione alle Ott per una innovativa, da approfondire sicuramente ma necessaria per la stabilità sociale dei Territori, soluzione partecipativa tra lo Stato e le Ott. Entrambi hanno un unico condivisibile obiettivo: l’inclusione, urgente, digitale di Persone e Cose. Ogni Persona connessa costa meno allo Stato e socialmente è attiva anche per Google. Questa proposta  punta, da  subito,  anche  a  rendere  netta  e  trasparente  la separazione del ruolo sovrano dello Stato e del suo sistema democratico dal ruolo impresa commerciale digitale di Google e di ogni Ott.

Prossimamente occorrerà parlare di spostamento delle masse monetarie e della GeoEconomia Digitale. Come concretizzare con le Ott, a partire da Google, questo risultato? Per la realizzazione di infrastrutture per la connessione, per la sicurezza, per la ricerca di proprietà esclusiva dello Stato alfine di ottemperare alle responsabilità ed alle attività digitali del Sistema Paese e per la conversione digitale del sistema produttivo si propone di vincolare quote di investimento concordate proporzionali al business realizzato in Italia delle Ott.

Creare un sistema partecipativo di intervento che superi la visione manifestamente irrisolvibile e comunque in ritardo e penalizzante di un confronto “Parte/Controparte”. Oggi la realtà presenta già uno Stato snaturato nell’economia digitale per sua impotenza normativa , infrastrutturale e ignoranza burocratica e quindi ad alto rischio di influenza lobbistica se non di corruzione.

Il  ”campionato” in  corso  vede  più  protagonisti  in  campo  e  solo  il primo ,”Google”, investe €.3,5 miliardi in Ue solo per attività di lobby.L’Italia ha realizzato una web reputation internazionale non gestita da nessuno e macchiata dalle vicende Expo e dal “metodo mafia capitale” che certo non ci tranquillizza sulla impermeabilità del decisore pubblico. Un no delle Ott sarebbe inspiegabile perché siamo e restiamo un ottimo mercato solo in forte ritardo e che sta scivolando altrimenti verso una colonizzazione contraria alla nostra Storia creativa.

fonte : www.corrierecomunicazioni.it

Riforma Banche Popolari: manca la “sponda” digitale

Riforma Banche Popolari: manca la “sponda” digitale. Un milione di soci e 11 milioni di clienti: vi è una tradizione “sociale” iscritta nel Dna. Ma ormai offuscata. Il web potrebbe rigenerarla

di Pier Domenico Garrone, Il Comunicatore Italiano

 

Riforma-Banche-Popolari

La riscrizione del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 “Banche Popolari” è una ponderata scelta del Governo Renzi in coerenza con una linea politica proposta ma ancora molto da percepire come ammodernamento del Sistema Paese tanto da avere come titolo “Misure urgenti per il sistema bancario e per gli investimenti” con anche un “ricorso alla provvista di CDP-Cassa Depositi e Prestiti.” Le banche popolari, giova non dimenticarlo, sono istituti di credito in forma cooperativa e la gran parte dei servizi bancari è quindi offerta ai Soci. Una bella cosa, molto attuale perché ha il carattere partecipativo come la cultura digitale sta delineando nei nostri comportamenti sociali.

Un milione di soci, 11 milioni di Clienti, circa il 30% degli sportelli bancari. Una vera e propria Comunità interessata alla propria identità e a valorizzare la propria competitività internazionale e con nel DNA la mutualità. Una forza economica pensata e realizzata nei secoli precedenti e per molti decenni invidiato modello di business sociale.

Mark Zuckerberg paga 19 miliardi di dollari (tra azioni Facebook e contanti) per acquistare WhatsApp, il sistema di messaggistica istantanea che cresce ogni giorno. Perché l’ha fatto? Perché il valore è la Comunità e ciascun membro (leggi account ) è una quota di quel valore e la valorizza con la sua partecipazione. WhatsApp rappresenta oltre 400 milioni/2014 di utenti, Facebook 1,3 miliardi di utenti attivi.

Qui si evidenzia la prima differenza tra la condizione propria dell’altro secolo, cioè i confini e l’energia dell’economia digitale contemporanea, ovvero una visione ed un Mercato a “zero confini”. Resta simile il DNA “Comunità” diversamente vissuto ma che ci consente di definire omogeneo il raffronto economico e quindi leggere la “riforma delle banche popolari” con un punto di vista ancora non affrontato dal Governo e dalla Banca d’Italia e dalla Consob.

È difficilmente contestabile che il sig. Zuckerberg di Facebook non abbia fatto un buon affare e non lo abbia fatto guardando l’attualità del Mercato generata con l’economia digitale. Pare importante e da non omettere che il sig. Zuckerberg abbia inventata lui la “nuova regola” per valutare una impresa anche quando questa è una banca. Perché? Perché l’economia digitale traduce concretamente in “valore corrente” i nostri dati personali e della nostra azienda che “posti in Comunità” costituiscono il patrimonio stimabile.

Banca d’Italia, con il Governatore Ignazio Visco, promuove la riforma delle banche popolari per una serie di ragioni, in particolare si preoccupa invece perché “la più ampia partecipazione dei soci in assemblea riduce il rischio di concentrazioni di potere in capo a gruppi organizzati di soci minoritari”. Perfetto, esattamente la logica partecipativa preferita in economia digitale.

Consob, con il Presidente Giuseppe Vegas ha spiegato che “la riforma determinerà un aumento dell’efficienza del mercato del controllo societario, con possibili effetti positivi sulla gestione aziendale e sulla qualità dell’informativa al mercato. Tuttavia, va considerato che l’ordinamento consente, nell’ambito della disciplina della società per azioni, l’adozione di strumenti che potrebbero rendere più graduale il processo di apertura della compagine sociale e l’ingresso di nuovi azionisti: in particolare, i limiti all’esercizio del diritto di voto ovvero il voto maggiorato.”

In entrambi si è ascoltato nelle audizioni parlamentari un giudizio a dir poco pessimo sull’autoreferenzialità delle attuali governance bancarie, probabile preludio per il 2*tempo di questo percorso di ammodernamento avviato dal Governo Renzi e che in primavera dovrebbe far emergere le intenzioni anche sulle Fondazioni di origine bancaria.

Il carattere autoreferenziale delle governance delle banche popolari, oggetto dell’accusa istituzionale (Governo+Banca d’Italia+Consob), corrisponde in economia digitale alla web reputation che i soci di una banca digitale percepiscono degli amministratori attraverso i loro comportamenti coerenti ed aderenti al mandato sociale .

In questo caso, nell’ipotesi si valutasse il comportamento di una “banca sociale” la misura dell’operato della governance sarebbe costante, non limitata alla liturgia delle assemblee spesso se non sempre preordinate.

La misura digitale è determinata dalla partecipazione trasparente e contemporanea e diretta di ciascun membro della Comunità ai fatti concreti e reali a rilevanza esterna. La mutualità ha in se la tutela della Credibilità della Comunità come valore sociale ed economico complessivo. Fatti che impongono amministratori e manager sinceramente e non per induzione consapevoli di che cosa si sta parlando.

La proposta di “riforma delle banche popolari” è troppo vissuta come confronto muscolare tra idee di secoli diversi e rischia di risolversi “alla vecchia maniera” con il 51% portato in borsa a frammentarsi ed un 49% della banca popolare in mano ad un’unica cooperativa. Con la maggiore aggravante pubblica di non affrontare adeguatamente il fattore “zero confini” di interesse enorme per le esportazioni degli interessi dei propri soci ancorati nelle loro sorti sempre più alla crescente economia digitale.

Questo rischio concreto produrrebbe al mondo un senso di “malattia del torcicollo dell’economia italiana” quasi impaurita a tornare protagonista e a portare nell’economia digitale la propria Storia e capacità di impresa.

Certo è un momento storico per il sistema bancario italiano perché inizia a consolidarsi la prova, così come è già avvenuto in Politica o nell’editoria, che banalizzare con l’adozione dei servizi digitali, esempio home banking, l’interesse per l’economia digitale sta cifrando le competenze di molti autorevoli banchieri e burocrati.

Intanto le masse monetarie si trasferiscono grazie alle piattaforme che India, Cina, USA, prossimamente Regno del Marocco come entità autorizzano anche a tutela della propria moneta. Ma questo è un altro file! Conclusione: serve il coraggio di cambiare il modello da banca popolare a banca sociale.

 

FONTE: http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/32642_riforma-banche-popolari-manca-la-sponda-digitale.htm

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